Mons. Giuseppe Rocco

Giuseppe Rocco è nato a Barbana d’Istria l’8 giugno 1922 da una famiglia molto religiosa e primo di 5 figli, seguito da Fides, Livio, Pierina ed Emilio, gli ultimi due morti in tenera età. Frequentò il seminario a Capodistria e poi a Gorizia. Venne ordinato Sacerdote il 17 dicembre 1944, in piena guerra, dall’Arcivescovo Antonio Santin nel Duomo di Capodistria. Celebrò la prima S. Messa nel cosiddetto “Ospedale” di Capodistria, un ospizio di poveri e anziani tenuto dalle suore Elisabettine: in questa scelta verso gli ammalati c’è già l’indirizzo pastorale di don Giuseppe.

Venne mandato in vari paesi dell’Istria in sostituzione dei confratelli costretti a scappare, data la situazione di terrore provocato dal comunismo titino. L’ultimo paese fu Grisignana, dove ebbe modo di conoscere il parroco di Crassiza – Villa Gardossi, don Francesco Bonifacio, proclamato Beato nel 2008 per essere stato ucciso in “odium fidei”.

Esule con la famiglia, stabilitasi nel Veneto, l’Arcivescovo Santin decise di mandarlo a Roma, per conseguire la laurea di Sacra Teologia presso il Pontificio Ateneo “Angelicum”.

Successivamente tornò a Trieste ed, essendo nominato rappresentante del vescovo nella Commissione del Governo, si occupò intensamente per i profughi sistemati in varie parti di Trieste e provincia. Fu assistente della F.U.C.I., insegnò Teologia Dogmatica presso il Seminario Vescovile (1953-1970), fu catechista nel Liceo Scientifico Oberdan, dove insegnò religione per 30 anni. Fu nominato parroco nel 1959 a S. Teresa del Bambino Gesù, in una delle zone più povere e malfamate della città. Dovette lasciare la F.U.C.I. per i troppi incarichi.

Si impegnò fortemente per conoscere l’ambiente della parrocchia e, constatate le grandi carenze, decise di costruire una nuova Chiesa, poiché la piccola cappella non era più agibile né poteva più contenere i fedeli, aumentati per la costruzione di nuove case.

Amava aggiornarsi e studiare, tanto che decise di laurearsi in Filosofia a Padova. Avrebbe avuto la possibilità di insegnare in quella Università, ma era talmente conscio della sua responsabilità di sacerdote che rinunciò per umiltà all’incarico. La sua umiltà si è manifestata in tutta la sua vita anche scegliendo di vivere per 60 anni come un monaco in una stanza della Casa del Clero.

Data la sua intelligenza e capacità pastorale si occupò con quotidiana capillarità di tutti i gruppi parrocchiali, bambini, giovani e adulti, formando anche il gruppo famiglie; inoltre non tralasciava mai di portare la comunione ai malati e agli anziani, non diceva mai di no quando qualcuno chiedeva di confessarsi anche in momenti per lui difficili da gestire. Non si rifiutava mai di sostituire un confratello per la Messa: aveva un’energia straordinaria. Veramente era un “padre” che si preoccupava per i suoi “figli”. Aveva come aiuti i cappellani don Mario Del Ben e don Adriano Campitelli.

La nuova Chiesa venne consacrata il 14 ottobre 1973 dall’Arcivescovo Antonio Santin. Nel 1974 arrivarono cinque Suore di “Maria Bambina” (anche questa fu un’idea innovativa di don Rocco), sistemate nel 3° piano della chiesa, perché il progetto del nuovo edificio prevedeva la possibilità di ospitare dei religiosi in aiuto alla pastorale parrocchiale; la loro attività caritativa, che tanto incise sul territorio parrocchiale, si protrasse, con cambiamenti e alternanza di persone, fino al 2009 con l’ultima suora rimasta, suor Luigina Sattolo.

Don Giuseppe continuò a benedire le case ogni anno fino a quando gli fu possibile fisicamente, poi subentrò don Roberto Rosa, prima cappellano e poi parroco nel 2002. Tuttavia, restò come aiuto e continuò la sua missione sacerdotale con una messa domenicale e nei giorni feriali con la messa delle 8.30 e con la presenza nel confessionale alla sera. Questo impegno restò invariato anche durante l’amministrazione parrocchiale di don Paolo Iannaccone. Fu nominato Penitenziere straordinario e partecipò attivamente alle cerimonie nella Cattedrale di S. Giusto, sia per le grandi solennità come Pasqua e Natale, ma anche per ordinazioni di diaconi e presbiteri. Durante i mesi estivi, quando in parrocchia veniva sospesa la messa del mattino, si recava a S. Giusto per la messa capitolare, che tuttora si celebra in latino alle 8.30.

Fu sempre obbediente al Vescovo e alla sua amata Chiesa tergestina, che ha servito fedelmente per quasi 70 anni.

 

Nel 2015, per commemorare il primo anno della scomparsa di mons. Giuseppe Rocco, si è deciso di raccogliere tra i parrocchiani, gli amici e gli allievi una serie di brevi ricordi sulla sua figura e ne era uscito un agile volumetto di 128 pagine.

Nel 2016 la figura di mons. Rocco è stata poi fatta oggetto di due interventi commemorativi. Il 25 aprile è stata apposta una targa sul battistero della vecchia chiesa parrocchiale (1935) di Santa Teresa del Bambino Gesù, oggi conservato nel giardino del seminario di fronte alla “Casa del clero”. Il 26 ottobre mons. E. Ravignani ne ha poi ricordato la figura quale sacerdote e uomo in occasione di una conferenza temuta presso la sede dell’IRCI a Trieste. Il 30 maggio in occasione della consegna al Papa degli Atti sinodali da parte del Vescovo Crepaldi viene donato al Santo Padre anche il crocefisso, opera di Eleonora Laura Dibitonto, realizzato nel 2014 in occasione del 70 anniversario di sacerdozio di don Giuseppe Rocco quando, ancora in vita, aveva l’intenzione di andare a Roma. L’icona è stata donata al Papa solo 2 anni dopo grazie a Suor Luigina con l’approvazione del vescovo.

Nel 2017, nella ricorrenza del terzo anniversario della sua scomparsa, si è deciso di pubblicare gli appunti delle lezioni di Teologia Dogmatica tenute da mons. Giuseppe Rocco presso il Seminario Vescovile di Trieste e, per meglio comprendere nella sua completezza la sua figura, sono stati predisposti anche i .pdf degli altri lavori da lui curati o ispirati a lui e alla sua attività (consultabili nella rubrica Pubblicazioni).

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