IL
CROCEFISSO
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L'opera d'arte, che ben si inserisce nell'insieme architettonico
completandolo ed animando l'abside con una nota di ancor maggior sacralità, è sistemata
tra l'altare maggiore e quello del Santissimo.
La tecnica di lavorazione è tutta personale: paziente e minuzioso
trattamento a mano, impiego di argilla particolarmente sensibile, conoscenza del metodo di
cottura, studio attento degli impasti per dedurne una valida espressione cromatica.
Ne è risultato un Cristo Redentore del mondo», il cui volto manifesta
sofferenza unita ad una luce splendente di speranza. Un Cristo morto, inchiodato alla
materia, da cui però emerge con slancio plastico e simbolico di salvazione. |
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È il risorto proteso nella tensione del corpo e delle braccia verso
l'alto in un anelito di riconciliazione tra terra e cielo.
Un Cristo che non custodisce gelosamente la sua forma divina, ma che
riassume in sé, oggi, il creato nei suoi molteplici aspetti (vedi le tavolette di
terracotta sopra la lunetta della croce), rivelandone la scintilla della divinità,
purificando ogni essere dall'egoismo che, qual chiodo, lo lega all'opacità della materia. |
Ci pare pertanto di poter affermare che la scultrice ha dimostrato con
questa opera pieno possesso di una tecnica antica, particolarmente difficile, resa viva ed
attuale, una precisa conoscenza delle forme e dei colori, alta sensibilità plastica e una
forte personalità artistica, che lentamente va emergendo in espressioni moderne e
innovatrici.
La scultrice, diplomata alla scuola di ceramica con solenne menzione, ha
coronato l'assiduo tirocinio con risultati pregevoli, documentabili attraverso la
partecipazione a mostre presso il Castello di San Giusto, alla Comunale e alla
Sofianopulo.
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Bibliografia:
liberamente tratto dal libro di Giuseppe Cuscito:
"LA CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA TERESA DEL BAMBINO GESU' A TRIESTE",
Trieste 1998 |

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